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Certe volte è davvero difficile commentare una nuova uscita. Questo discorso vale a maggior ragione per Filippo Bernardeschi e la sua opera d’esordio, “L’ultima consegna”.
L’unico dato certo è che si tratta di una raccolta di racconti. Ah, dimenticavo un altro punto fermo: è davvero bella.
Le presentazioni però servono a invogliare, ché un lettore medio non sa che farsene dell’opinione di un editore, soprattutto se l’opinione di quell’editore è – in potenza – viziata dall’interesse a vendere un po’ di copie.
Incuriosire, si diceva. Ma per incuriosire quasi sempre occorre eccedere (altrimenti non mi spiegherei l’enorme successo riscosso da certi lavori), gonfiare l’autentico valore dell’opera letteraria, fare leva sugli elementi di contorno. Purtroppo a me certi giochetti non riescono, quindi devo limitarmi ogni volta a un’analisi quasi asettica.
Resta il fatto che pur utilizzando questo approccio, inquadrare e commentare “L’ultima consegna” mi risulta difficile, e più che incuriosire rischio di sviare. Prendiamo il tenore generale dei racconti: potrei dirvi che molti di essi sono angoscianti e che qui e lì emerge l’influenza di gente come King e Lovecraft. Ovviamente molti di voi penserebbero a questo punto di trovarsi al cospetto di un’antologia all’insegna dell’orrore, e io avrei fallito nel mio intento, perché le novelle che compongono la raccolta non hanno niente a che vedere (a parte una, ma alla lontana) con la letteratura horror.
Filippo Bernardeschi non utilizza mostri, sangue e frattaglie per generare angoscia. Utilizza un’altra arma: l’ignoto.
Ecco allora che i rimandi a Lovecraft oppure a E. A. Poe vanno dritti alle atmosfere di lavori poco thrilling e molto allegorici: un racconto come “Una passeggiata d’inverno”, ad esempio, sembra richiamare il nitore metafisico del finale di “Storia di Gordon Pym” (Poe), che a sua volta ossessionò Lovecraft per anni (il solitario di Providence lo citò in seguito nel suo “Le montagne della follia”).
L’ignoto inscenato da Filippo non spaventa, fa riflettere. Può generare angoscia, ma senza fare leva sulla violenza e l’orrore. Siamo dalle parti di Cortazar e Borges, per intenderci. Considerato il ruolo preminente giocato dagli scenari naturali, inoltre, oserei definire Filippo un Hesse oscuro. Agli amanti del cinema porgo invece un altro accostamento: qualcuno di voi ha per caso visto quel meraviglioso film intitolato “Pic-nic ad Hanging Rock”? Ecco, le atmosfere sono più o meno quelle.
Paradigmatica risulta altresì la novella d’apertura, “Il cantiere”: sotto le mentite spoglie del thrilling si cela un messaggio che ha i contorni (netti) della riflessione esistenzialista, ed è proprio il messaggio nascosto fra le righe a restare impresso. Stesso discorso per il racconto eponimo, col contrasto tra una prima parte lenta-idilliaca e una seconda da cardiopalma, con questa minaccia incombente e del tutto razionale che Filippo trasforma in qualcosa di mostruosamente metafisico. Gli eventi naturali possono spaventare più di ogni altra cosa, laddove eventi e personaggi di fantasia perdono le tinte fosche per ammantarsi di malinconia, di spleen. Ancor più emblematico appare allora il racconto “Il bicchiere di Gustav”: una storia di vampiri che non parla di vampiri (scelta narrativamente geniale), una meravigliosa, struggente e impossibile storia d’amore che piacerà a chi ama le atmosfere crepuscolari di “Lasciami entrare” e rifugge (come me) lo stucchevole romanticismo tardo-adolescenziale di una Meyer.
Filippo però non ama le categorie (è scritto nella quarta di copertina) e giustamente evita di limitare da sé la propria vena creativa. Ci sorprende con un ardito incrocio tra Ammaniti e King in “Bambini sul lago” (novella già pubblicata nel primo volume dell’antologia “Il cerchio capovolto”, ormai esaurita) e si avventura perfino nel comico benniano – l’autore bolognese viene affettuosamente citato – nelle prime pagine di “Benvenuti” (salvo poi scivolare ancora una volta in atmosfere sinistre e dalla forte valenza simbolica).
Con “La foglia” siamo nell’allegorico puro – e chi ama Dürrenmatt apprezzerà senz’altro, infine c’è “Edet sull’albero”. Qui si lambiscono i cieli del capolavoro, si trascendono i generi per una storia amarissima e profonda, un inno alla libertà individuale e alla distruzione delle barriere (mentali) che impediscono a due persone di condividere la propria solitudine – spesso celata e tuttavia messa a nudo nel momento in cui, semplicemente e calvinamente, nel bel mezzo di una giornata nevosa si raggiunge il ramo di un albero e si osserva tutto quel che c’è attorno.

Mi sono lasciato andare a qualche iperbole, ho citato grandissimi autori (avrei potuto aggiungere Bierce), ma so che adesso vi state chiedendo se Filippo Bernardeschi è davvero degno di cotanta enfasi. Beh, quattro racconti su otto potete scaricarli gratuitamente dal sito:

 http://www.casadeisognatori.com/lultimaconsegna.htm

 Servono a fasi un’idea, chiaro, ma voi leggete pure (il decantato “Edet sull’albero” viene per secondo), poi ditemi se per voi è normale che un ragazzo di soli venticinque anni scriva così bene, e abbia così tante idee, così tanta capacità di omaggiare i maestri e poi tradirli per lasciare il proprio solco. Profondo, personale, autentico.
Filippo merita attenzione e io, almeno in parte, il mio compito l’ho svolto. Adesso tocca ai lettori.
Se ne è rimasto qualcuno in grado di apprezzare la buona letteratura a prescindere dalla notorietà dell’autore, si faccia avanti.

Aldo Moscatelli

“L’ultima consegna” – Filippo Bernardeschi

Prezzo di copertina: 9,90 euro
ISBN: 978-88-95068-20-6
Totale pagine: 116

Per comprarlo subito: utilizzare il tasto PayPal presente nel catalogo della casa editrice.
Per richiederlo e utilizzare altre forme di pagamento: inviare una mail a acquisti@casadeisognatori.com
Per informazioni, varie ed eventuali: info@casadeisognatori.com

E finalmente Gian-Andrea Rolla mi ha fornito qualche foto utile, di quelle che attirano l’attenzione e fanno intenerire la brava gente a nord dell’Equatore. Foto tipo questa:

Purtroppo nessuno dei bambini sta piangendo, e qualche moscone qui e lì avrebbe reso bene, ma evidentemente non ci sono più i poveri di una volta. Sono persino vestiti!

Ma che ci fanno di preciso davanti all’obiettivo di una macchina fotografica? Erano lì per assistere alla seconda presentazione di “Quand la sève devient lait”, libro pubblicato da I Sognatori e destinato alla popolazione della Mauritania.

L’incontro si è tenuto nello Spazio Culturale Siré Camara che (cito la mail di Gian) è un luogo di istruzione e educazione in un quartiere popolare della città, si fanno corsi di recupero scolastico, letture di gruppo, racconti orali della tradizione africana, corsi di spagnolo, francese e inglese, incontri letterari e teatrali.

Il posto si vede meglio in questa foto (e anche gli autori in compagnia del signor Rolla, devo specificarlo che Gian è il terzo da sinistra?) :

Un paio di faretti, una cinquantina di sedie, un microfono, un palchetto e un espositore di libri. Dovrò chiedere a Gian quanto gli è costato organizzare il tutto, perché di recente a me hanno chiesto 360 euro per tenere una presentazione a Milano, in un luogo che mi garantiva grossomodo le stesse cose. Solo che attirare cinquanta persone in Italia è un po’ più complicato.

Nello Spazio Camara, quel giorno, ce n’erano anche di più, le foto non rendono giustizia o vanno considerate nel loro insieme. Posso mostravi qualche adolescente:

 

E finanche qualche adulto (in alto sulla destra):

 

Alcuni degli autori hanno avuto il loro (secondo) momento di gloria:

… e alla fine, come al solito, si è tentato di vendere qualche volume.

Se l’altra volta le cose erano andate benissimo (70 copie piazzate), stavolta le aspettative erano pressoché nulle, dopotutto parliamo di bambini.

Gian mi racconta però che (cito) la presentazione era soprattutto rivolta a dei bambini che pure hanno apprezzato e acquistato (una ventina di copie con questo pubblico valgono uno zero da aggiungere a destra).

Venti libri, cioè quelli che io considero un ottimo risultato di vendite, qui in Italia.

La considerazione finale vien da sé: non escludo che in Mauritania il popolo faccia la fame per l’incapacità di gestire i propri miseri fondi. Se quattro mauritani su cinque non hanno uno stipendio fisso e quando ce l’hanno ammonta a 20 euro, spenderne 1,35 (per un libro) significa quasi togliersi il cibo dalla bocca. Non hanno bisogno di acqua, cultura e medicine, laggiù, ma di un corso intensivo di marketing.

D’altronde – come ha detto qualcuno – “se i poveri sapessero come spendere i propri soldi, non sarebbero poveri”.

Alla prossima,

Aldo Moscatelli

 

P.S.

Qualcuno mi chiedeva nello scorso post in quale modo poter ottenere il libro. L’unica strada percorribile è recarsi in Mauritania, e non mi pare una soluzione agevole. Siccome il merito di queste belle presentazioni è ascrivibile a Gian-Andrea Rolla, ripeto quanto detto in altre occasioni: se pensate che (faccio l’editore serio, per una volta) sia una bella cosa dare l’opportunità agli scrittori africani di essere profeti in Patria, e ai lettori locali di poter acquistare un libro senza rischiare il salasso, allora cerchiamo di fare la stessa cosa qui da noi. Gian ha scritto un romanzo meraviglioso che s’intitola “Il funerale della balena”, lo trovate qui:

http://www.casadeisognatori.com/il_funerale_della_balena.htm

In proporzione costa meno del libro mauritano e vale molto più del suo prezzo di copertina (12 euro). Facciamo diventare anche Gian profeta in Patria, ché qui da noi nessuno ha mai rischiato il salasso per 12 euro.

Prendiamo esempio dagli africani, dunque.

Quando organizzo una presentazione spero sempre che le cose vadano per il meglio. Nessuno ci fa mai caso, ma dietro un evento letterario ci sono centinaia di mail, telefonate, soldi investiti (e spesso non riguadagnati, tant’è che se copri le spese devi già reputarti fortunato), le parti in causa aumentano man mano che il gran giorno si avvicina e capita regolarmente di dover incassare qualche forfait. Arrivi sul luogo preposto con un bel punto di domanda sulla capoccia, ignaro di quello che succederà di lì a poco.
Come detto, speri sempre che le cose vadano per il meglio. Ma in cosa consiste “il meglio”, qui da noi?
Difficile dirlo, anche perché la mia esperienza risulterebbe fuorviante. Per la cura certosina con la quale pianifico tutti gli appuntamenti dal vivo, forse, a I Sognatori gli eventi live garantiscono quasi sempre riscontri discreti. In linea generale però le presentazioni dei libri pubblicati dalla piccola editoria attirano poca gente, e se c’è poca gente i libri venduti in loco non possono essere – per ovvie ragioni – chissà quanti. Anch’io, al riguardo, ho conosciuto cocenti delusioni.
Ora: come forse ricorderete, un mesetto fa la mia casa editrice ha pubblicato un libro in lingua (francese, arabo e poular) per una iniziativa cosiddetta “umanitaria”, che io preferisco definire “pro-lettori”, e al 100% indipendente.
Il volume che abbiamo editato (“Quand la sève devient lait”) è giunto sano e salvo in Mauritania e adesso a Gian-Andrea Rolla, Tina, Olivia e tutti gli amici che hanno collaborato alla buona riuscita del progetto, spetta il compito di piazzare 500 copie attraverso una serie di presentazioni.
La prima assoluta c’è già stata, in linea con lo spirito che ci ha guidati sin qui si è pensato di dare spazio innanzitutto alle zone più disagiate della capitale mauritana.
Gian mi scrive:

L’incontro ha avuto luogo in un complesso scolastico popolare portatore di una pedagogia avanzata se non alternativa, anche perché si trova a far educazione in uno dei più grandi quartieri poveri della città.

Il luogo era questo, per inciso: 

E come avrete certamente capito, si tratta di uno di quei posti che un bravo imprenditore bianco eviterebbe come la peste. Cosa ci si può aspettare da un quartiere di morti di fame?
Questo, a occhio e croce: 

Notate il numero di persone. Notate la location e le panche. Notate in che modo sono assiepati. Notate i volti attenti e/o sorridenti.
Va beh, c’era un mucchio di gente, la foto non è nemmeno riuscita a inquadrarli tutti. Però guardate in che penuria di mezzi si sono trovati a presentare il libro: 

Per non parlare dei vestiti (neanche una giacca o una cravatta!) e del brutto ceffo che, lì in piedi, presentava il progetto. C’era giusto un microfono, nemmeno wireless:


E un bel po’ di gente, soprattutto donne. Piuttosto che impiegare il loro tempo a rammendare e cucinare, pare che nella Mauritania più povera si preferisca dare credito ai libri.
Poi però si è trattato di scucire 1,35 euro (ovvero 500 UM) per acquistare il libro, e lì ovviamente la differenza tra Occidente e Sud del mondo si è fatta sentire. Voglio dire, lo stipendio medio mauritano è pari a 20 euro e su queste basi 1,35 euro sono davvero tanti. È come se un italiano semi-povero, uno che guadagna 700 euro al mese, spendesse 47 euro per un solo libro, per di più una semplice antologia di novelle e poesie.
Chi di voi sarebbe così pazzo da affrontare una spesa simile?
Va da sé che su queste basi non c’era alcuna possibilità di vendere qualche copia, dopotutto la presentazione si teneva in uno dei quartieri più poveri della città.
Ma vediamo un po’ cosa mi racconta Gian-Andrea Rolla:

Gi studenti erano non solo presenti e paganti (abbiamo venduto una settantina di copie) ma anche tanto partecipi da averci preparato l’estratto di un’opera teatrale di uno dei nostri autori, Dijbril Ly. C’erano due giornalisti, più entusiasti di noi, che hanno promesso degli articoli nei quotidiani nazionali.

Aspetta, qui non quadra un mucchio di roba. Come sarebbe a dire “una settantina di copie vendute”? Ma se io sono già contento quando qui in Italia riesco a piazzare 20 copie di un volume che costa dieci euro? E poi cos’è ‘sta storia dei giornalisti? Ho tenuto un mucchio di presentazioni in giro per l’Italia e non ho mai visto un solo giornalista presente. Nazionale, poi.
Mi sembra evidente che qualcosa non torna, ragion per cui sto cominciando a pensare che forse dovrei cedere l’attività a Gian e company. Inizio a dubitare delle mie capacità, per farla breve.
Però un punto in comune con le presentazioni che organizzo in Italia c’è: i volti soddisfatti degli autori e le richieste di autografo: 

Quelle non sono mai mancate. Delle volte sarà mancato il pubblico, o i libri venduti, ma il divertimento e una punta di orgoglio ci sono sempre stati.
Non siamo mica nell’opulenta Africa, qui in Italia si fa quel che si può.
O era il contrario?

Aldo Moscatelli

P.S.
Per amor di verità: l’iniziativa, da noi, è stata segnalata dal mensile “Qui Salento” e dal quotidiano “Il Paese Nuovo” (quest’ultimo ci ha addirittura concesso la prima pagina). Onore al merito. Nel frattempo i tipi della stampa nazionale tacciono, e in rete ne parlano più i siti/blog francesi e arabi che quelli italiani. Io comunque proverò a ricontattare i pezzi grossi, se non altro per capire quanto siamo messi male rispetto agli africani. Poi vi farò sapere.

Ventesimo libro pubblicato da I sognatori. Cifra tonda.

Un bel traguardo, non c’è che dire. Mi piace l’idea di festeggiare l’evento (al di là del clima natalizio) in compagnia di questi tredici autori, e di trascinare i loro racconti al di fuori del proverbiale cassetto.
Quindici novelle inedite, tutte orbitanti attorno ai generi fantastico e fantasy, con declinazioni/deragliamenti controllati, proprio perché era necessario restare all’interno dei confini (sebbene nebbiosi) della narrativa di genere.
Ecco a voi – in pillole – una descrizione dei vari racconti (l’ordine si rifà alla posizione occupata all’interno dell’antologia, e non ha alcuna valenza qualitativa):

RUBRUS – OGNI COSA AL SUO POSTO
Novella significativa, malinconica, carica di spleen, graziata però da un finale “thrilling” che non ti aspetti. Parla di un uomo che, dopo la morte della compagna (maniaca dell’ordine), inizia a notare strani eventi all’interno della propria abitazione. La sua naturale tendenza al disordine (Dicono che la casa di un uomo sia il suo castello. Frottole. La casa di un uomo, il più delle volte, è la sua caverna e tutto quello che lui chiede è un tetto sopra la testa e un fuoco che bruci. La casa è l’estensione della donna) conosce un’improvvisa inversione di tendenza. Perché ogni cosa deve restare al suo posto. Altrimenti…
Frase chiave: Per qualche tempo lasciai apposta un po’ di disordine per casa. Non per crudeltà, indifferenza o egoismo. Era per farla reagire, capite?

CINZIA BETTINESCHI – FUORI DI TESTA
Novella surreale e divertente (gli sproloqui del Lupo vegetariano strappano un sorriso sincero), ben ritmata e globalmente gradevole. Si legge d’un fiato, e questo è senza dubbio uno dei suoi meriti maggiori. “Fuori di testa” ci racconta l’odissea di Luca, che in una notte segnata da una forte emicrania dovrà confrontarsi con qualcuno che è uscito dalla sua testa, e con un grosso (e giallo) problema da risolvere.
Frase chiave: gli abitanti di Neurolandia erano stati sconvolti dall’arrivo di un nuovo inquilino. Uno strano uovo giallo, delle dimensioni di una palla da tennis, si era insediato nel bel mezzo della piazza cittadina.

MARCO MIGLIORI – PRONTUARIO DEI MOSTRI DOMESTICI
Racconto fantasioso (in effetti siamo nel “fantastico” puro) e pieno di brio, riuscito incrocio tra “Stranalandia” e un prontuario per aspiranti ghostbusters. L’elenco dei bizzarri mostri ideati da Marco Migliori (la muffa degli specchi e il cartigienica, per citarne un paio) rappresenta il punto forte della novella, che si dipana tra un pericolo (sventato) e l’altro, fino al sorprendente finale.
Frase chiave: Finito di ripulire questa casa, ce ne sarebbe stata un’altra. E poi un’altra ancora. E ogni volta, un minimo errore poteva significare la fine.

MAURO PISANI – LA MISSIONE
“La missione” è una novella ben scritta (interessante l’utilizzo della narrazione in seconda persona, poco sfruttata oggigiorno), che gioca con l’ambiguità della messinscena per poi sfociare in un finale ad effetto piuttosto divertente. Impossibile accennare alla trama senza cadere nella trappola degli spoiler. Strutturalmente comunque siamo dalle parti de “La signora”, racconto che Mauro ha pubblicato con I sognatori nell’ormai lontano 2007, e che giustamente fu considerato (a suo tempo) una delle migliori novelle presenti nell’antologia “Un sogno dentro un sogno”. Per il sottoscritto, una piacevole riconferma.
Frase chiave: Ti risuonano ancora in testa le parole di quella singolare combriccola che ti ha fatto visita inaspettatamente: un ministro, un banchiere, un generale dell’esercito e un cardinale.

LAURA RIGOTTO – IL NASTRO PERFETTO
Fiaba nera che rielabora in maniera intelligente alcuni dogmi della favolistica tradizionale – la strega, la mela, il camino – all’interno di una cornice fresca e originale (ambientazione italiana, per una volta). L’ambiguità delle vicende viene alimentata attraverso un approccio che lavora per accumulo di indizi, e sfocia in un finale assolutamente inaspettato. Da segnalare i dialoghi, piacevolissimi e in linea con l’età delle protagoniste principali (tre bambine).
Frase chiave: Ho sentito dire che se riesci a sbucciare una mela senza interromperti mai, da qualche parte muore una strega.

ALAIN VOUDÌ – STORIA DELLA MUCCA
Novella molto particolare, in cui i piani narrativi scorrono paralleli fino a convergere (con un bel colpo di coda) nel finale. Interessante la struttura, e soprattutto l’alternanza tra toni fiabeschi e dramma. Stilisticamente “Storia della mucca” è un sentito (nonché riuscito) omaggio a Saramago, come debitamente segnalato dall’autore in apertura. I rimandi simbolici (anche nell’utilizzo dei nomi) implica una lettura attenta e pronta a cogliere le allegorie disseminate.
Frase chiave: Un rumore di passi nel corridoio ci precluderà la risposta di Pastore, che pure ci sarebbe piaciuto ascoltare, e confermerà così il detto secondo il quale nemmeno nei mondi immaginari le cose possono andare sempre secondo il volere del loro creatore.

LUCA SERRA – ROSSO PAGLIACCIO
Racconto che allestisce una situazione sottilmente inquietante e alimenta bene il clima di tensione, giocando con la paura – tipicamente infantile – che suscita la figura del clown. Non tutte le nostre paure, ad ogni modo, presentano una valenza negativa. A volte possono anche nascondere delle sorprese: l’importante è superarle, per quanto tale superamento (nel racconto in questione) equivalga a un letterale salto nel buio. È ciò che accadrà a Lily durante il suo turno di lavoro nella hall di un albergo deserto, non prima di aver rilevato la presenza di uno strano oggetto…
Frase chiave: Sulla sedia era comparsa una parrucca riccia, vaporosa e rossa, un rosso pagliaccio. Si avvicinò, si guardò intorno indispettita. Prima non c’era, era pronta a giurarlo.

MARCO LA PAGLIA –  IL PIANO INCLINATO
Il racconto di Marco La Paglia rimane in bilico tra fantastico e horror, ma riesce a non perdere l’equilibrio attraverso una nebbiosità di fondo (gli arcani eventi riferiti al protagonista sono veri o frutto di fantasia?) che soltanto in chiusura viene diradata. In maniera piuttosto particolare, a dire il vero. Volendo, “Il piano inclinato” può essere descritto come un incrocio tra “Il nome della rosa” e “Giro di vite”: credo che ai lettori del mistery e del thrilling più ortodossi piacerà molto, d’altronde le storie a base di fantasmi e abbazie inquietanti conservano un certo fascino.
Frase chiave: Lucifero è entrato in questo convento. Non che io abbia assistito a manifestazioni demoniache o cos’altro, ma alcuni miei fratelli asseriscono che Satana in persona sia tra noi.

DAVIDE CAPPADONA – RADUNO DI EROI
“Raduno di eroi” è un fantasy spurio, per così dire. Gioca con l’ambiguità della situazione inscenata sino a svelare le proprie carte nel finale. Aleggia un sentore di spleen esistenziale che conferisce al racconto un quid in più, una malinconia di fondo in grado di arricchire il narrato e di restare impressa in chi, crescendo, ha dovuto mettere da parte certe passioni per relegarle in un angolo: circostanze infrequenti e diverse (perché diverse sono diventate le persone), ma ugualmente cariche di significato. C’è poi un piglio epicheggiante (basti pensare al ruolo di Elar d’Irinord, campione del Bene e paladino di Nith-Mega) che senza dubbio garantisce un quid in più alla storia, visto che Elar dovrà chiamare a raccolta gli eroi di un tempo contro la minaccia che incombe su Shank Mok. Se ci riuscirà o meno, sta a voi scoprirlo.
Frase chiave: Il tempo degli eroi era finito. Ma in cuor suo non era mai riuscito ad accettarlo e in tutti quegli anni aveva continuato a sognare il loro ritorno… e a prepararlo.

LUCA BELCASTRO –  SPAZIO ALLE VITTIME
Novella surreale che nasconde (sotto la patina di una situazione fantasiosa, nella quale un uomo si ritrova a dover compiere una scelta vitale senza sapere di preciso in quale luogo si trova e in cosa consistano le conseguenze della sua decisione) l’aggiornamento umoristico del canovaccio della vita oltre la morte (penso alla pubblicità imperante), ma anche una storia meno lineare del previsto. Cogliere la corretta chiave interpretativa è un compito che spetta al lettore, in questa sede mi limito a dire che “Spazio alle vittime” può ricordare curiosamente – nelle atmosfere e nei significati – il romanzo “Ipotesi di viaggio” della nostra Silvia Obici.
Frase chiave: Volevo gridargli in faccia di piantarla con quella pagliacciata, di parlare chiaro e soprattutto di rivelarmi chi fosse, perché ce l’aveva con me, e di confessarmi inoltre – senza troppe remore – che era stato lui ad organizzare tutto.

ELISABETTA AMOROSO – SECONDA POSSIBILITÀ
Racconto che rispolvera il tema – dal fascino immortale – della teoria del caos, quindi delle scelte che si prospettano ogni volta in cui (spesso senza accorgercene) ci ritroviamo a un bivio. “Una seconda possibilità” però compie un bell’aggiornamento, cala il canovaccio delle sliding doors all’interno di un contesto particolare come quello dei social network, espediente che dà una marcia in più alla novella. D’altronde voi come reagireste se su Facebook qualcuno vi invitasse a un evento accaduto vent’anni prima? Racconto intrigante, senza dubbio.
Frase chiave: Cosa potrebbe cambiare se lei decidesse di partecipare a quella riunione?

MARCO MIGLIORI – L’ULTIMO TATUAGGIO
Thrilling sovrannaturale d’ascendenza fantastica che senza dubbio attirerà l’attenzione di quei lettori sensibili ai canovacci orbitanti attorno alla fine del mondo. La storia è apparentemente semplice: un uomo è alla febbrile ricerca di un vecchio, ritenuto pericoloso per il destino dell’intera umanità. Solo che poi il racconto rivela la professione comune ai due protagonisti e soprattutto il motivo per il quale quello più anziano va fermato… e la trama si complica un bel po’. A me ha ricordato un film molto bello: “Pi greco: Il teorema del delirio”. Se l’avete visto e vi è piaciuto, vi piacerà anche il racconto di Marco Migliori.
Frase chiave: «Non mi dirà che si preoccupa di una singolo uomo» disse Ruiz. «Considerato quello che stava per fare, questo è niente. È come pestare una formica durante un pellegrinaggio. Un male insignificante, visti gli scopi.»

LUCIA PERILLO – E TU CHE INTENDI PER AMORE?
Novella che conquista subito in virtù di un incipit accattivante: una ragazza esce dalla sua stanza d’albergo, bussa alle porte che le si presentano man mano che avanza e si ritrova ad essere seguita da una moltitudine di persone. Solo che tutta quella gente ne ignora il motivo. La protagonista sa cosa sta per fare, invece, proprio per questo ha paura. In seguito il racconto alimenta il clima d’attesa inasprendo la componente onirica, salvo poi sfociare in un finale cruento, per certi versi rabbioso e “pagano”. Di sicuro anti-sentimentale. I lettori maschi stiano attenti.
Frase chiave: Ma dopo qualche secondo, senza neanche emettere una parola, senza neanche sapere bene il perché, mi seguono. Come bambini sognanti, dietro a un bizzarro pifferaio magico.

GABRIELE NANNETTI – LA SFIDA
Se “Raduno di eroi” è un fantasy spurio, qui invece siamo nel pieno della tradizione fantasy. “La sfida” è una novella dalle inflessioni umoristiche che intrattiene e strappa più di un sorriso; dissacra l’epica grandeur delle rese dei conti in ambito fantasy, quindi la solennità di certi momenti topici (se può essere d’aiuto, aggiungo che la novella in esame ha un’atmosfera western da “Sfida all’OK Corrall”). Non abbraccia toni apertamente comici, tuttavia la resa globale non ne risente: in ultima analisi il racconto si lascia leggere d’un fiato, intrattenendo gradevolmente il lettore.
Frase chiave: Già, mi sono abbigliato come per un matrimonio, quando nel migliore dei casi sarò l’invitato a un funerale, e nel peggiore il festeggiato stesso.

RUBRUS – LE COSE PER CUI RIMANI
E se un mito cartoonesco si materializzasse all’improvviso davanti ai vostri occhi, voi cosa fareste? Probabilmente restereste di stucco come il co-protagonista della novella, Alberto, che in effetti se ne sta zitto per tutto il tempo. C’è un sostrato concettuale estremamente profondo, all’interno della novella, portato avanti con leggerezza e ironia. “Le cose per cui rimani” naviga nelle acque del genere fantastico, mantenendo intatta – però – quella nostalgia di fondo che impreziosiva l’altro racconto di Rubrus, “Ogni cosa al suo posto”. Stesse atmosfere: un bel modo per chiudere il cerchio e capovolgerlo.
Frase chiave: Non c’era ragione perché Alberto stramazzasse a terra dalla sorpresa, non dopo aver visto un disco volante del diametro di oltre trenta metri che avrebbe dovuto esistere solo nei cartoni animati, tuttavia cadere al suolo fu esattamente quello che fece.

Una bella e variegata antologia, insomma, destinata a tutti coloro che apprezzano la letteratura fantastica e fantasy, debitamente contaminata – anche se in piccole dosi – da altri generi narrativi.
Alla base del libro troverete l’impegno e la passione di chi, da circa sei anni, si diverte a scommettere ogni volta su qualche nuovo scrittore; e nel suo piccolo, a soddisfare le richieste dei lettori attenti alla qualità dei libri.
Grazie a tutti coloro che sono giunti sin qui: mi sono dilungato un po’, ma credo che i racconti dell’antologia (nonché i rispettivi autori) meritassero la doverosa visibilità.

Aldo Moscatelli

 ***

IL CERCHIO CAPOVOLTO VOL. 2 (Storie fantastiche di mondi lontani)

Autori (in ordine alfabetico): Elisabetta Amoroso, Luca Belcastro, Cinzia Bettineschi, Davide Cappadona, Marco La Paglia, Marco Migliori, Gabriele Nannetti, Lucia Perillo, Mauro Pisani, Laura Rigotto, Rubrus, Luca Serra, Alain Voudì.

ISBN: 978-88-95068-19-0
Prezzo di copertina: 10 euro
Per richiederlo: acquisti@casadeisognatori.com
Per acquistarlo subito tramite Paypal:

http://www.casadeisognatori.com/ilcerchiocapovolto2.htm

A Boccamare di Sotto, paesino dall’imprecisata collocazione geografica, il vecchio negozio di dolciumi chiude i battenti. Per fortuna ci pensa Corrado Pratt, misterioso alchimista del gusto, a rilevare l’attività e a dispensare gioie e sapori alla fedele clientela.
Il suo arrivo, però, innesca una sequela di eventi destinata a lasciare un segno indelebile nella storia di Boccamare. E a rivelare il segreto che sopravvive alterato fra le pieghe dei ricordi.
“Gioie e Sapori” orchestra una storia originale, strana, weird, divertente, per certi versi folle, che parte in sordina e pianta le radici in generi letterari “altri” per poi scivolare lentamente e inesorabilmente verso l’orrore puro.
Nel mezzo, tanti piccoli episodi capaci di alimentare il mistero, depistare, incuriosire.
L’opera prima di Sergio Oricci stupisce per estro creativo e pone il suo autore fra i nomi più interessanti dell’horror surreale italiano.
Quella che avete appena letto è la quarta di copertina di “Gioie e Sapori”, coloratissimo romanzo d’esordio di Sergio Oricci.
Lo so, l’aggettivo “colorato” – in linea teorica – mal si adatta a un contesto horror. Il genere in questione di solito si ciba di atmosfere plumbee, tendenti al nero. È quasi tautologico. Eppure il nostro giovane autore toscano è riuscito a mischiare sapientemente diversi elementi narrativi senza per questo rinunciare al sostrato grandguignolesco. “Gioie e Sapori” è al contempo una favola horror, un romanzo fantastico/surreale e in ultimo un’opera che richiama da vicino i fumetti in stile E.C. Comics. O il nostrano Dylan Dog, volendo.
Se Lansdale (o Sclavi), King e Dahl unissero le forze, a parer mio verrebbe fuori qualcosa del genere.
La scrittura di Sergio Oricci è pulita, fluida, piacevolissima. Non perde di vista l’obiettivo principale, che è quello di intrattenere il lettore senza mai appesantire la narrazione. Costruisce un efficace clima d’attesa nella prima parte, depista nella seconda (non vi dico come, ma io ci sono cascato) e sorprende tutti nel grandioso finale. Il passaggio tra i vari registri è esente da traumi, tant’è che nemmeno ci si accorge di essere approdati in altri lidi.
Oricci è uno scrittore furbo e gentile, ti accompagna alla porta tenendoti per mano, poi apri la porta e ci trovi un mostro. O un baratro. O un signore cortese che però ti convince poco, con quel sorriso.
Sulla trama non aggiungo altro, per evitare spoiler. Sappiate comunque che le sensazioni scaturite dalla lettura di “Gioie e Sapori” sono le stesse che può garantirvi un giro sull’ottovolante: sorrisi a denti stretti, brividi e l’impossibilità di scendere. Resterete incollati alle pagine per scoprire cosa diavolo sta succedendo a Boccamare di Sotto (neve nel deserto?), che ne sarà del piccolo Riccardo (anzi, Viccavdino, considerata la sua “erre moscia”), dell’innamoratissima Angelica e dell’antipatico Rocco. E qual è il segreto che sopravvive alterato fra le pieghe dei ricordi.
Tutti questi misteri troveranno la loro soluzione leggendo il romanzo. Che – in armonia con la politica editoriale de I Sognatori – presenta un prezzo di copertina accessibile a tutti e la solita, maniacale cura per i dettagli. Oltre che una copertina (per me fantastica) semplice e d’impatto.
Io consiglio di gustare il libro standovene comodamente seduti sul divano, in compagnia di una scatola di cioccolatini o – meglio ancora – di un bel muffin.
Perché? Acquistate il libro e lo scoprirete.

Aldo Moscatelli

 DATI

“Gioie e sapori”, di Sergio Oricci
Prezzo: 9,70 euro
ISBN: 978-88-95068-18-3
Per richiederlo: acquisti@casadeisognatori.com
Per acquistarlo subito tramite Paypal:
http://www.casadeisognatori.com/gioie_e_sapori.htm

REPORTAGE

Presentazione del libro “Ipotesi di viaggio” di Silvia Obici

Castel San Pietro Terme, 12/11/2011

***

Ipotesi di viaggio” di Silvia Obici è stato pubblicato qualche mese fa e meritava senz’altro una presentazione ufficiale. Dopo aver trascorso mesi a organizzare il tutto (fondamentale l’intermediazione di Nadia Zapperi, che anche in questa sede desidero ringraziare), ho potuto conoscere via mail Laura e Paolo del Centro Studi Guadagnini (Castel San Pietro Terme, provincia di Bologna) e gettare la basi per la presentazione che si è tenuta sabato dodici novembre.
Com’è andata? Continuate a leggere e lo scoprirete.

Mattina

Avendo acciuffato il treno due minuti prima che partisse (quando non trovi un parcheggio decente alle sette del mattino… è normale arrivare in ritardo), io e Francesca ci siamo seduti stravolti ai nostri posti. Dopo aver iperventilato per una mezz’ora scarsa, ha avuto inizio quella cerimonia di gesti (ormai usuali per noi) con la quale tendiamo ad ammazzare il tempo. Ovvero: lettura di libri e/o riviste, Settimana Enigmistica, i-Pod. Il sottoscritto compie il grave errore di mandar giù un tic-tac alla pesca e maracuja, che non aveva mai assaggiato. Scatterà in questo modo una dipendenza che avrà termine soltanto tre giorni dopo.
A metà mattinata avviene l’incontro con Silvia Obici, che mi riconosce (parole sue) dai capelli. Stretta di mano, convenevoli (pochi), poi ci sediamo accanto e iniziamo a parlare. O meglio, attacca a parlare Silvia che – nervosa com’è – alternerà per tutto il viaggio una serie di domande legate all’evento, svariati tentativi di fuga e finanche qualche canzoncina. Io e Francesca la tranquillizziamo, poi lei tira fuori il discorso che ha preparato per la presentazione (lungo più del suo romanzo) e io comincio a pensare che sarà una giornatina divertente.

Pomeriggio

Dopo la sosta a Rimini, con la temperatura che si è notevolmente abbassata, giungiamo a Imola. Qui veniamo prelevati da Nadia e Mauro, gentilissimi padroni di casa. Il tempo di un caffè e quattro chiacchiere sull’editoria, poi in macchina per raggiungere Castel San Pietro Terme, che dista una ventina di minuti scarsi. Mentre guida, Mauro illustra le varie zone di confine tra Emilia e Romagna, informazioni importantissime considerata la tendenza delle due parti a suddividere topologicamente e lessicalmente il territorio. Com’è ovvio non volevo fare brutta figura, poi certi campanilismi sono frequenti anche in Puglia, ci sono abituato.
Arriviamo a destinazione verso le 16.30, calorosa stretta di mano con Laura (che sta restaurando Villa Guadagnini) e col gran capo Gerio Berti. Segue tour della villa, in quindici minuti il signor Berti riesce a condensare grossomodo settecento anni di Storia. Capacità di sintesi invidiabile, io spero che Silvia prenda esempio e riduca il suo discorso.
Mezz’ora prima dello “start” ci raggiungono in loco Flavio Pagani e consorte (ciao Chiara). Flavio sarà presente il giorno dopo a Faenza per la presentazione di “Solo i viaggiatori finiscono”, ma non ha voluto perdersi la prima di “Ipotesi di viaggio”. Il tempo per parlare è davvero poco, iniziano ad arrivare un po’ di macchine (con Laura che nel frattempo si è improvvisata posteggiatrice) e la gente riempie la sala, ottimamente attrezzata per l’occasione. A margine: professionalità e cortesia non sono qualità che riscontro ovunque, ragion per cui ci tengo a sottolineare il fatto che a Castel San Pietro Terme non c’era un solo particolare fuori posto. Onore al merito.
La sala si riempie, dicevo.

e il colorito di Silvia Obici passa alternativamente da un rosso pompeiano a un giallognolo itterico, la qual cosa denota un filino di tensione. Alla fine comunque se la caverà alla grande, la presenza di qualche parente infonderà coraggio e la giusta grinta.
Io ingurgito il trentesimo tic-tac e strafatto di pesca/maracuja prendo posto sul “palco”.

La serata di presentazione

L’evento viene introdotto da Laura, in un clima rilassato e festoso fin dall’inizio:

Tocca poi a Gerio Berti fare gli onori di casa:

Il relatore ufficiale però è Paolo Bassi:

che presenta brevemente il romanzo e passa la parola a Silvia. Dopo aver ascoltato attentamente (paura, eh?) le parole di Paolo:

Silvia conquista il proscenio e pian piano prende confidenza col ruolo. Un timido sorriso appare sul suo volto.

Scatta un buon feeling e l’interazione ci conduce a parlare non solo di “Ipotesi di viaggio”, ma anche di editoria.

Ovviamente il sottoscritto cerca il solito compromesso tra serio e faceto, normale che alla fine qualche battuta si renda necessaria. Silvia mi viene dietro:

e l’ora a nostra disposizione passa via in un niente.

Non starò qui a trascrivere tutto ciò che è stato detto durante quella bella serata. Vi basti sapere che ci siamo divertiti, che il pubblico – numeroso – ha gradito e che alla fine sono state vendute un po’ di copie, con svariate richieste di autografo. Tra l’altro io continuo a firmare autografi assieme ai miei autori e non capisco il perché; lo faccio con piacere, intendiamoci, ma la mia presenza durante le presentazioni ha scopi puramente rassicuranti, per così dire. Se però metto in correlazione le belle parole che Gerio e Paolo mi hanno riservato, tutto torna. Certo, alle mie orecchie continua a sembrare strano il fatto che qualcuno si complimenti con me perché tu segui davvero i tuoi autori. Dovrebbe essere la norma (io faccio quello che posso), ma ne deduco che così non è, purtroppo.
Tutto quello che posso dire è che alla fine la maggiore soddisfazione, per me, arriva dagli sguardi contenti degli scrittori che ho in catalogo, e Silvia Obici non sfugge alla regola:

Infine c’è stato un bel buffet da consumare, durante il quale il sottoscritto (dopo un mix letale di tic-tac e prosecco) ha ammorbato un gruppetto di astanti con le sue reminescenze sul cinema horror italiano (fatale fu un riferimento alle prime pellicole di Pupi Avati, nelle battute iniziali della presentazione).

Applausi, autografi, sorrisi, cibo e vino, certo, ma alla fine è arrivato qualcuno che ha letteralmente rubato la scena a tutti. Ve la presento:

Eccola qui con Nadia e Laura. Sinceramente non ricordo il suo nome (Nadia aiutami), ma posso dire con certezza che oltre alla scena ha rubato anche il cuore del buon Flavio Pagani, che lanciava occhiate eloquenti alla consorte per motivi ben precisi (e che non sto qui a spiegare, ma Chiara sa).

Alla fine siamo andati via contenti. Un saluto a Laura, Paolo e Gerio, con la promessa di rivederci in futuro. Cosa che ho già messo in conto, visto il clima cordiale e l’attenzione dimostrata nei riguardi miei e dei miei autori. Oltre alla cura con la quale tutte le fasi (preparatorie o meno) sono state portate avanti, sinonimo di professionalità che personalmente apprezzo tantissimo.
Approfitto per ringraziare tutti i presenti, Nadia Zapperi (due volte, mi sembra il minimo) e in ultimo (ma non ultimo) Mauro, autore delle belle foto che avete potuto ammirare.
Il giorno dopo si è replicato a Faenza, ma con un altro libro, il citato “Solo i viaggiatori finiscono”.
Questa però è un’altra storia, e avrò modo di parlarne in un futuro reportage.

Aldo Moscatelli

P.S.
Silvia Obici ha fornito la sua “versione dei fatti” qui:

http://lastranafamiglia.wordpress.com/2011/11/18/importante-pareggiare/

Come già detto a Faenza durante la presentazione di “Solo i viaggiatori finiscono” (a breve un dettagliato reportage), uno dei motivi che impedisce alla nostra editoria di compiere il proverbiale salto di qualità risiede nella concezione stessa di “editoria”, sempre più configurata alla stregua di un hobby, di un passatempo. Ecco allora che gli scrittori – pure quelli bravi – vengono pubblicati senza neanche la possibilità di guadagnare un centesimo. Per giungere all’agognato traguardo il più delle volte devono persino cacciarli, i soldi. E il frutto del proprio lavoro creativo diviene sterile, ridotto a marginale soddisfazione per gente senza grosse pretese.
Il sottoscritto cerca da anni di cambiare il sistema. Nel suo piccolo, e in proporzione alle sue possibilità, laddove altri propongono l’intervento dei Caschi Blu dell’ONU per impedire agli scrittori di reclamare anche un solo centesimo. Evidentemente qualcuno ritiene che la meritocrazia consista nel dare “niente a tutti” piuttosto che qualcosa (al di là dell’entità) ai meritevoli.
Per quel che concerne I Sognatori, mettendo da parte la percentuale destinata a tutti gli scrittori sotto contratto, e il già noto impegno nel sociale, proprio la pubblicazione di “Solo i viaggiatori finiscono” mi ha spinto a creare una saldatura d’intenti con un’altra realtà impegnata nella promozione degli scrittori del sottobosco letterario italiano (salvo eccezioni, vedi la prestigiosa collaborazione col Daniel Wallace di “Big Fish”), ovvero l’associazione culturale inutile »:

http://associazioneinutile.org/

dove “inutile” è sostantivo e non aggettivo (ma l’autoironia già dice molto).
A capo dell’associazione e dell’omonima rivista:

http://www.rivistainutile.it/

troviamo Matteo Scandolin:

http://grandisperanze.net/

che gli aficionados del vecchio blog – sempre che ne siano rimasti – ben conoscono.
Nel tempo Matteo è divenuto non solo un caro amico, ma anche una persona con la quale confrontarmi e collaborare. Non la pensiamo allo stesso modo su alcune cose (vedi gli e-book), però l’impegno che mettiamo nelle nostre occupazioni è identico e cerchiamo di fare qualcosa per cambiare – pure lui nel suo piccolo e in proporzione alle sue possibilità – questo benedetto universo editoriale e/o para-editoriale.
Ecco allora che il 10% delle vendite maturate dal romanzo “Solo i viaggiatori finiscono” andranno a beneficio di inutile ».
Tutti i meriti vanno a (in ordine alfabetico) Lucilla Galanti, Flavio Pagani, Gian-Andrea Rolla e Valeria Zangrandi, che mi hanno concesso il là per questa collaborazione.
Io ringrazio pubblicamente i miei autori, e spero che gli abbonati all’opuscolo inutile » (nonché il suo staff) apprezzino gli sforzi compiuti nella direzione di un obiettivo comune.
Anche Matteo ha qualcosa da dire in proposito. Io rispedisco al mittente tutti i complimenti che mi ha fatto sul piano personale (ho una reputazione negativa da difendere) e accetto di buon grado quelle rivolte al Moscatelli editore.
Adesso tolgo il disturbo e lascio a lui la parola.
Aldo Moscatelli

****

Di Aldo Moscatelli e della sua casa editrice si possono dire soltanto cose positive. Per esempio: è un capellone e gira con magliette poco raccomandabili, e di conseguenza anche la sua casa editrice è una di quelle poco raccomandate dallo status quo. Oppure: mi ha rifiutato una raccolta di racconti, e nonostante questo la nostra amicizia è cresciuta e ha messo radici ben salde e profonde – al punto che mi ha scritto una breve e sincera mail di condoglianze quando mio padre è morto. Dici: ok, e quindi? Be’, me l’ha scritta dopo avermi rifiutato la raccolta, e vanne a trovare di editori così.

Ogni volta che posso sponsorizzo, a titolo personale, i libri dei Sognatori. È stato tra i primi editori che ho contattato quando ho pensato a che servizi offrire ai nostri soci. È stato il primo che ho contattato quando c’è nata la malsana idea di realizzare un audiolibro. Se penso alla piccola editoria di qualità in Italia, i Sognatori è tra i pochi nomi che mi vengono in mente.

Quando mi ha proposto di donarci una percentuale sulle vendite di questo romanzo, mesi fa, ho pensato «Evvai! Abbiamo vinto la lotteria!» Poi mi ha detto qual era, la percentuale, e ho dovuto richiamare lo studio immobiliare e disdire quell’ufficio gigantesco che avevo prenotato come sede futura di INUTILE. (Ho dovuto anche chiamare il marmista e bloccare la statua che mi raffigurava vestito da Napoleone, ma quella è un’altra – brutta – storia.) (A proposito, il marmista dice che aveva già comprato del materiale, e gli devo 47mila euro. Si accettano donazioni.)

Tra l’altro, conosco tutti e quattro gli autori di questo libro e posso garantire sulla sua qualità: perché loro scrivono davvero bene, e perché Aldo qualcosa che non sia scritto davvero bene non lo pubblica. A parte i miei racconti, ovviamente: ma solo perché non sopporta che mi sia tagliato i capelli, io che ce li avevo belli lunghi.

L’unica cosa intelligente che scriverò in questo mio pezzo è questa: avete presente quando si dice che ‘il totale è maggiore della somma delle parti’? Ecco. Prendete Solo i viaggiatori finiscono: è la rappresentazione perfetta di questo concetto. (Merito anche di chi ha amalgamato le quattro parti, ovvero l’editore capellone di cui sopra.)

Ora scusate, ma devo scappare, ché lui mi ha chiesto di scrivere due righe, io ne ho scritte molte di più e ho sempre quel problemino col marmista…

Matteo Scandolin

LIBRI E BAGAGLI

Con la piattaforma di Splinder in procinto di chiudere i battenti, I Sognatori si trasferisce su WordPress.

Di solito il primo post serve a presentarsi, e la cosa mi fa uno strano effetto. Non perché io goda di chissà quale notorietà, anzi. Però ricordo che agli esordi col buon vecchio Splinder (un lustro fa, più o meno), la casa editrice I Sognatori non la conosceva davvero nessuno.

Ricevevamo un manoscritto da valutare ogni quattro giorni, ad esempio. Adesso è il contrario (quattro manoscritti al giorno, grossomodo).

Tra blog e sito collezionavamo circa 15.000 visite l’anno, ora le cifre dicono ben altro.

C’erano 2-3 volumi in catalogo, adesso stiamo per raggiungere quota 20.

Per farti un po’ di pubblicità dovevi attirare l’attenzione di qualche blog o sito, adesso pure la carta stampata parla di noi – almeno di tanto in tanto.

Internet è cambiato, nel frattempo. I Social Network imperano e i blog arrancano. La chiusura di Splinder poteva rappresentare un’ottima scusa per dedicarmi anima e corpo a Facebook e mandare al diavolo il blog, ma com’è noto non amo l’affollatissimo Facebook – pur utilizzandolo come “vetrina” – e prediligo di gran lunga la discreta eco di un blog.

D’altronde ho sempre amato le piccole librerie piuttosto che i megastore, tanto per restare in tema.

Rieccomi qui, allora, con qualche anno in più, un paio di nuovi titoli in arrivo e diversi aficionados in meno (quasi tutti persi tra i dedali di Facebook, Twitter o Linkedin… poi ci sono quelli che hanno sbattuto la porta, ma per loro non vale la pena sprecare parole).

Del vecchio blog non voglio recuperare tutto quello che ho scritto – e si tratta di parecchia roba. Non mi riconosco in alcune cose, altre mi paiono inutili. Poi non sono tagliato per gli “amarcord”.

Pubblicherò da qui in poi solo gli articoli interessanti o collegati in qualche modo al sito della casa editrice (link alle presentazioni virtuali dei libri, in particolare), alternandoli ovviamente a cose nuove. Ci vorrà del tempo per strutturare il blog e arricchirlo di nuovi elementi, ma poco alla volta – e con un po’ di pazienza, WordPress diventerà la seconda “casa dei Sognatori”.

Grazie a tutti per l’attenzione,

Aldo Moscatelli

P.S.

Questo blog ha già un vicino di casa:

la strana famiglia

Si tratta del blog degli scrittori attualmente sotto contratto con I Sognatori, o in procinto di pubblicare con noi. Buttateci un occhio, c’è gente in gamba da quelle parti.

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